Vuoi prevenire davvero? Conosci le tue carenze nutrizionali e compensale! - S-Drive per il Test di mappatura dei fattori epigenetici

Siamo come nasciamo, diventiamo come mangiamo, come ci muoviamo, come respiriamo e come pensiamo.

Così dice uno dei massimi esperti in nutrizione  e in medicina funzionale, Massimo Spattini., vicepresidente AMIA (Associazione Medici Italiani Antiaging) e docente al Master di secondo livello in dietologia e nutrizione presso l’Università LUMSA di Roma.

Non è un mistero ormai, come lo stesso Spattini evidenzia, che una totale integrazione tra attività fisica e corretta alimentazione sia  é il cavallo di battaglia dell’attuale moderna medicina preventiva. A Ippocrate per primo dobbiamo il concetto di “unicità dell’individuo” ripreso poi nel 1956 da Roger Williams con il concetto di “individualità biochimica” e confermato, in maniera scientifica di recente, dalla Nutrigenomica e dalla Nutrigenetica.

Non esiste una dieta ideale per tutti ma che esiste una individualità biochimica che richiede un’alimentazione specifica a seconda dei biotipi.

La moderna alimentazione è povera, in virtù del depauperamento dei terreni  e produce il paradosso di individui sovra-alimentati e sotto-nutriti.

Per questo integratori multivitaminici e minerali sono preziosi al fine di dare supporto all’organismo e colmare stati subcarenziali dovuti ad apporto inadeguato.

Micro e macro elementi

Le vitamine sono composti chimici organici che il corpo non è in grado di sintetizzare in quantità sufficiente, pertanto devono essere ottenuti tramite l’alimentazione.

I minerali sono distinti in macroelementi e microelementi o oligoelementi, spesso insufficienti con la dieta.

I macroelementi comprendono calcio, fosforo, potassio, sodio, cloro, magnesio e zolfo. Fra gli oligoelementi troviamo ferro, zinco, rame, cobalto, iodio, fluoro, cromo, manganese, selenio, litio. Le carenze più pericolose sono quella di ferro, di iodio e di calcio.

Ogni organismo è diverso, abbiamo attività metaboliche di differente intensità. Prevenire significa prima di tutto riequilibrare le carenze nutrizionali perché l’alimentazione copre una grande percentuale dei marcatori epigenetici che determinano la nostra salute.

La carenza di vitamine abbassa la resistenza generale del corpo

Ai principi del secolo il grande biochimico Casimir Funk “scoprì “ le vitamine, in particolare riscontrò che la B1, B2, C e D erano necessarie per la salute umana e che contribuivano al funzionamento del sistema ormonale. Il suo lavoro ha portato, fra le altre cose, alla prevenzione dello scorbuto.

La mancanza di una particolare vitamina porta alla fine a una particolare malattia nutrizionale. Tuttavia, molto prima che questa malattia da carenza diventi evidente, una carenza di una o più vitamine può—e di solito lo fa—dare origine ad alcuni cambiamenti tissutali che abbassano la resistenza generale del corpo rendendolo suscettibile all’attacco di alcune infezioni.

A metà del secolo, verso il 1940, un altro grande scienziato, il (doppiamente) premio Nobel per la chimica Linus Carl Pauling, studiò con dovizia di particolari la vitamina C e le sue proprietà.

Il suo studio era di doppia natura, riguardava l’ossigeno e i radicali liberi: in particolare Pauling affermò che la vitamina C ha la facoltà di bloccare i radicali liberi in eccesso, ergo la fonte primaria del nostro invecchiamento e una delle cause principali di ossidazione cellulare nonché di danno al DNA.

Rimase aperto il dibattito all’interno della comunità scientifica su un’affermazione molto forte di Pauling in merito alla capacità della vitamina C di prevenire alcuni tipi di tumori proprio grazie alla sua attività antiossidante.

Le vitamine: alcune sono antiossidanti, altre simili a ormoni ma tutte necessarie!

Le vitamine conosciute sono 13 e possiedono diverse funzioni biochimiche: alcune, come la D, hanno funzioni simili agli ormoni, come regolatori del metabolismo minerale o regolatori della crescita di tessuti e cellule e della differenziazione. Altre funzionano come antiossidanti, ad esempio la E e la C. Il maggior gruppo di vitamine, quelle del gruppo B, funzionano come precursori per cofattori enzimatici, ovvero aiutano gli enzimi come catalizzatori nel metabolismo cellulare.

La B1 è la tiamina, la B2 la riboflavina, la B3 niacina, la B5 acido pantotenico, la B6 piridossina, la B7 biotina, la B9 acido folico, la B12 cobalamina, la C acido ascorbico.

Le liposolubili sono la A (retinolo e carotenoidi), la D (cole/ergo-calciferolo), la E (tocoferoli) e la K (fillochinone).

Per prevenire davvero la patologia è necessario scoprire quali carenze nutrizionali abbiamo e compensarle.

Con lo sviluppo entra in campo la nutraceutica di genere

Se per lo sviluppo del feto e del bambino servono tantissimo la D, il calcio e il fosforo ma in generale tutto il patrimonio vitaminico va fornito, con lo sviluppo subentrano i nutraceutici di genere, perché i fabbisogni vitaminici variano a seconda del quadro ormonale. Ad esempio la carenza di ferro e di vitamine del gruppo B possono favorire una anemia carenziale. L’adolescenza è il momento dello sviluppo dello scheletro, per cui servono calcio e vitamina D.

Nel ragazzo adolescente, come nell’uomo in età adulta, per favorire la formazione di spermatozoi vitali e ridurne i danni al DNA esistono evidenze relative all’assunzione di vitamina C, E, zinco e acido folico.

E in età fertile?

Nella donna in età fertile alcune condizioni specifiche possono beneficiare dell’approccio nutraceutico come la dismenorrea, condizione in cui è stato proposto l’uso di integratori alimentari a base di vitamine E, B, C, calcio, magnesio (8). Oppure la sindrome premestruale, in cui vari studi evidenziano la riduzione dei sintomi ricorrendo a vitamina B1 (9), e B6 (10).

Vari studi clinici hanno dimostrato come l’uso di multivitaminici in epoca pre-concezionale sia protettivo nei confronti di patologie gravidiche quali la preeclampsia (12), i rallentamenti di crescita e il parto pretermine.

L’assunzione di vitamina B può ridurre i danni da inquinamento?

Secondo lo studio “B vitamins attenuate the epigenetic effects of ambient fine particles in a pilot human intervention trial”, pubblicato su Pnas da un folto team internazionale di ricercatori, statunitensi, cinesi, svedesi, britannici, messicani, canadesi e di Singapore, guidato da Jia Zhong della Mailman school of public health della Columbia University, «le vitamine B possono svolgere un ruolo fondamentale nel ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla epigenoma», cioè le  modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA,   dimostrando così ulteriormente gli effetti epigenetici dell’inquinamento atmosferico sulla salute».Durante la sperimentazione, i ricercatori hanno somministrato ogni giorno a 10 adulti di età tra i 18 e i 60 anni, un placebo o vitamina B (2,5 mg di acido folico, 50 mg di vitamina B6, e 1 mg di vitamina B12).  Per partecipare ai test i volontari dovevano essere non fumatori, sani e che non aver assunto farmaci o integratori vitaminici.

Prendendo le misurazioni della vitamina B nel plasma prima e dopo il trattamento, è emerso che l’assunzione di integratori a base di vitamine del gruppo B ha portato a una riduzione del 150% degli effetti negativi dell’inquinamento sulla frequenza cardiaca. “Il nostro studio – sottolinea Jia Zhong, uno degli autori – fornisce per la prima volta prove che una integrazione di vitamina B potrebbe attenuare gli effetti acuti del PM2.5 sulle disfunzioni cardiache e sui marcatori dell’infiammazione”.

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