Saranno i metaboliti a indicare la nostra età biologica? - S-Drive per il Test di mappatura dei fattori epigenetici

La biochimica dell’invecchiamento è complessa, nel processo intervengono tanti fattori. Ma certo è che con l’andare del tempo, nei molteplici tipi di molecole del nostro organismo si verificano  cambiamenti biologicamente significativi.

La metabolomica è una nuova tecnologia che studia il profilo di tutti i metaboliti a basso peso molecolare presenti in campioni biologici ed è in grado di indagare le caratteristiche molecolari nel soggetto normale e i cambiamenti  che si verificano con il progredire dell’invecchiamento.

Metaboliti ed età biologica: lo studio su 6.055 gemelli

Ecco qui uno studio interessante, compiuto da venti  ricercatori esperti di Epidemiologia genetica, di Bioinformatica e Sistemi Biologici, di Endocrinologia e Diabete, di Farmacologia, di Metabolomica, di Fisiologia e Biofisica, e di Reumatologia, che lavorano presso Università o Istituti di ricerca in Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Australia, Qatar.

I ricercatori hanno analizzato il sangue di 6055 gemelli di età compresi tra i 17 e i 35 anni, esaminando 280 molecole e selezionando poi quelle la cui concentrazione varia con l’età: sono arrivati a  isolarne 22. Tra queste, il C-glicosil triptofano (C-gly trp) , un amminoacido “zuccherato”, i cui livelli nel sangue variano marcatamente con l’età. Negli under-35 e negli over-70, i livelli medi erano rispettivamente di 138 e 194 nanogrammi per millilitro di sangue.

Gli esperti ritengono che lo studio delle concentrazioni di questi metaboliti nel sangue di ciascun individuo potrà servire in futuro non solo a verificare la vera età biologica, ma anche a diagnosticare precocemente malattie ancora prima che i sintomi facciano la loro comparsa.

I nove fattori principali evidenziati dai marker metabolomici

L’invecchiamento è la progressiva perdita di integrità fisica, legata al conseguente rischio di patologie degenerative.

La ricerca ha compiuto passi da gigante, particolarmente con la scoperta che il progredire dell’invecchiamento è controllato –fino a un certo punto- da fattori genetici e processi biochimici. Lo studio “The hallmarks of aging” enumera nove marker che rappresentano il minimo comune denominatore dell’invecchiamento: instabilità genetica, logoramento dei telomeri, alterazioni epigenetiche, perdita di proteostasi, de regolazione nel rilevamento dei nutrienti, disfunzione mitocondriale, senescenza cellulare, esaurimento delle staminali e comunicazione intra cellulare alterata.

la sfida è ora comprendere in che misura ciascuno di essi contribuisca all’invecchiamento.

I marcatori epigenetici e l’importanza dei metaboliti

L’invecchiamento dell’uomo è un processo multifattoriale influenzato da fattori genetici, stile di vita e ambientali.

La componente genetica spiega solo 20-25% circa della variabilità nella sopravvivenza fino a circa 80-85 anni, mentre fattori ambientali, epigenetici e stile di vita danno luogo nel tempo, ma fin dai primi istanti della vita, a cambiamenti molecolari che sono determinanti.

Così, nel corso degli anni, sono stati identificati diversi marcatori del processo di invecchiamento, fra i quali la lunghezza dei telomeri nei leucociti del sangue periferico, i livelli circolanti di deidroepiandrosterone solfato (DHEAS) che è noto sono correlati fortemente con l’età (López-Otín C, et al.).

Fattori biochimici: l’importanza della metabolomica

I risultati mostrano come il profilo metabolomico (cioè la presenza di determinati metaboliti nel sangue) unitamente agli studi epigenetici, possono aiutare ad identificare nuovi meccanismi molecolari che, stimolati nei primi periodi della vita danno a lungo, nel corso degli anni, a cambiamenti fisiologici capaci di  influenzare la salute dell’uomo.

 

Infatti, gli studiosi concludono affermando che vi sono sempre più evidenti dati epidemiologici  e sperimentali a sostegno di una relazione tra crescita e sviluppo durante la vita fetale e nella prima infanzia e la salute nelle età successive.

SDrive: il test che in 15 minuti mappa oltre 800 marcatori epigenetici

Un grande aiuto per esaminare a fondo gli squilibri che possono subentrare nell’organismo è il test SDrive: attraverso il bulbo di 3 o 4 capelli, uno dei bio marcatori più potenti che abbiamo, avremo un report completo su vitamine, aminoacidi, minerali, acidi grassi, antiossidanti, impatto ambientale, metalli pesanti, campi elettromagnetici. Ma non solo: viene evidenziato lo stato di tutti i sistemi del corpo (adrenergico, muscolo scheletrico, cardio circolatorio, gastro intestinale, endocrino) insieme a metabolismo degli zuccheri, sintesi proteica, idratazione cellulare.

Un bell’assist per la prevenzione!