Come fa oggi un medico a capire il grado di esposizione da inquinamento ambientale dei suoi pazienti?
Pesticidi. Pfas. Campi elettromagnetici. Sostanze chimiche. Fattori di stress ambientale. Inquinamento luminoso, acustico, acqueo. Fattori socio economici.
Tutto questo è stato riassunto nel concetto di esposoma, introdotto nel 2005 da Christopher Wild a significare l’esposizione ambientale e le concomitanti risposte biologiche nel corso della vita.
Da quando l’epigenetica ci ha dimostrato che l’espressione genica dipende per oltre il 90% da fattori ambientali e che –laddove il DNA è l’hardware- il software della vita è flessibile, l’approccio clinico è cambiato.
Addirittura, una review appena pubblicata sull’European Heart Journal, coordinata dai ricercatori di fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS- Università Cattolica, pone l’accento sull’esposoma e sui suoi effetti sul muscolo cardiaco.
L’interazione dei fattori che riuniamo sotto la parola esposoma, secondo Rocco Montone, cardiologo presso la UOC Cardiologia intensiva Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli “può contribuire in maniera sostanziale a determinare e perpetuare, ad esempio, la cardiopatia ischemica”. Ma effetti rilevanti vengono evidenziati anche sul colesterolo cattivo, sulla pressione, sulla sensibilità all’insulina.
Inquinamento acustico, luminoso e alterazione dei ritmi circadiani possono peggiorare lo stress ossidativo e la risposta infiammatoria, portando a disfunzione endoteliale e a maggior aggregabilità delle piastrine.
Perciò, sapere quali inquinanti stanno squilibrando il paziente risulta quantomeno rilevante.
Pesticidi e cancro: il rischio aumenta del 150%
Uno studio dell’Instituto Pasteur, pubblicato su Nature health, rivela come i pesticidi, anche non classificati cancerogeni, aumentino il rischio di tumore in modo drastico: 150%.
Il paradosso è che le persone oggetto dello studio sono risultate esposte in media a 12 pesticidi diversi ma nessuna delle 31 sostanze chimiche agricole analizzate è classificata come cancerogeno umano accertato da OMS. Eppure, quando si combinano nell’ambiente e nell’organismo, il rischio cambia in modo drastico. La miscela fa la differenza, non la singola molecola.
Lo studio mostra qualcosa di particolarmente rilevante per chi si occupa di prevenzione: le alterazioni biologiche indotte dai pesticidi compaiono prima che il cancro si sviluppi. Si tratta di effetti precoci, cumulativi e silenziosi, che rendono i tessuti più vulnerabili ad altri fattori di rischio come infezioni, infiammazioni croniche o stress ambientali.
Le analisi molecolari condotte all’Instituto Pasteur dal team del ricercatore Pascal Pineau dimostrano che i pesticidi perturbano i processi che mantengono la funzione cellulare e l’identità delle cellule stesse.
Il fegato, organo chiave nel metabolismo delle sostanze chimiche, risulta particolarmente esposto e viene considerato un vero e proprio “organo sentinella” dell’esposizione ambientale.
Pfas: ipotiroidismo e danneggiamento del sistema endocrino
Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Pisa insieme a professionisti dell’azienda ospedaliero universitaria pisana, in collaborazione con Università di Pavia, mostra come gli Pfas possano provocare ipotiroidismo e pregiudicare anche il regolare sviluppo delle cellule cerebrali.
La ricerca, realizzata attraverso modelli cellulari in vitro ha evidenziato come questi contaminanti interferiscano sia con la captazione dello ioduro da parte delle tiroide sia con l’ingresso dell’ormone tiroideo nei neuroni e nelle cellule gliali del cervello. Sono emerse anche possibili correlazioni con lo sviluppo del cervello fetale o con alterazioni neuropsicologiche durante l’età evolutiva.
Questa è una fra le tantissime ricerche sugli Pfas, considerati xenobiotici eterni, capaci di permanere nel corpo in maniera costante. Al momento ne esistono più di 4.700.
Particolato sottile
Al pari, a Verona i medici hanno lanciato l’allarme sul legame fra decessi e l’insorgenza di malattie al PM 2,5. Giovanni Beghini, presidente di ISDE medici, ha dichiarato che l’inquinamento atmosferico non va visto solo come “una questione ambientale, è sempre più un problema di natura sanitaria”. Il PM 2,5 è capace infatti di penetrare nelle zone più profonde dei polmoni e di entrare nel circolo sanguigno, raggiungendo la barriera emato-encefalica.
Un altro studio mostra che il carico complessivo delle esposizioni ambientali e sociali si associa a un rischio di invecchiamento cerebrale accelerato, superiore a quello osservato in diverse malattie neurodegenerative.
A questo aggiungiamo il cibo processato, modificato, pieno di agenti chimici.
Il bisfenolo A
L’analisi di 32 studi internazionali, condotti su oltre 15.000 bambini sotto i 12 anni, mostra un legame solido fra esposizione a bisfenolo –un interferente endocrino- e l’aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo fra cui ADHD, autismo, disabilità intellettiva e disturbi della comunicazione. La meta analisi è stata pubblicata su Journal of Hazardous Materials e pone l’attenzione su una sostanza largamente utilizzata nella produzione di plastiche e resine.
Il BPA, anche a dosi molto basse, può alterare i sistemi ormonali, influenzare la trasmissione dopaminergica e Gabaergica e compromettere la plasticità sinaptica nelle fasi più delicate dello sviluppo.
Fra gli inquinanti che creano squilibrio, anche i campi elettromagnetici
Una review uscita di recente su Pubmed traccia una mappa della genotossicità legata ai CEM con studi in vitro, in vivo e dati epidemiologici.
Anche su questa tematica, sono ormai tantissime le evidenze di stress ossidativo e di danno elettromagnetico a livello cellulare. A come po’ un medico contemplarli nella sua anamnesi?
Fra i nostri casi clinici è contemplato quello di una bimba di due anni e mezzo, affetta da sindrome di Rett, che in realtà era stata lesa da una sovra esposizione ai CEM: l’esame genetico aveva rilevato un gene deleto, ma la successiva clinica di riequilibrio ha mostrato che il danno era epigenetico. Quindi reversibile.
Cosa può aiutare un medico nell’analisi dell’esposoma?
Gli studi che abbiamo citato sono solo alcuni (bibliografia in fondo), nell’oceano delle ricerche su stress, inquinanti, sostanze chimiche, pesticidi, campi elettromagnetici.
Il test dei fattori epigenetici SDrive, è in grado di rilevare oltre 800 elementi fra cui carenze nutrizionali, sostanze chimiche, interferenze ambientali, campi elettromagnetici. Si tratta di un test non quantitativo ma biofisico, capace di elaborare migliaia di dati attraverso l’utilizzo della AI per restituire un report di oltre 30 pagine, con dettaglio su alimenti, vitamine, minerali, amminoacidi, acidi grassi essenziali, antiossidanti.
Il medico, con l’ausilio del report, può comprendere quali sistemi del corpo sono coinvolti (endocrino, immunitario, cardiovascolare, gastro intestinale, adrenergico, muscolo scheletrico, cerebrale) e approfondire l’anamnesi.
Proprio perché si tratta di uno screening biofisico, non è contemplabile il concetto di ripetibilità in senso quantitativo: i fattori di squilibrio cronici vengono rilevati sempre e comunque dal test, mentre quelli temporanei sono suscettibili di variazioni come accade in un sistema biologico dinamico.
Un grande supporto per la clinica in un’ottica di approccio integrato
SDrive è un grande aiuto per approfondire l’anamnesi e comprendere la situazione del paziente in maniera profonda ed estesa.
Il sistema consente infatti di comprendere se la persona è in stress ossidativo, se ha uno stato infiammatorio cronico, se il suo sistema di recupero funziona.
Da quando la scienza epigenetica ci ha mostrato che il 98% dell’espressione genica dipende da fattori ambientali, un test capace di fotografare con esattezza oltre 800 fattori risulta un navigatore prezioso per il medico.
Portiamo qui, a titolo esemplificativo, due casi clinici semplici ma efficaci per comprendere la portata del test.
Bibliografia essenziale
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38238478
Exposome in ischaemic heart disease: beyond traditional risk factors
https://www.nature.com/articles/s41591-026-04302-z
The exposome of brain aging across 34 countries
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I Pfas provocano ipotiroidismo e danneggiano il neurosviluppo
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40809778
A scoping review and evidence map of radiofrequency field exposure and genotoxicity: assessing in vivo, in vitro and epidemiological data
https://share.google/WFiiFMUkuOUhizkMs
Sostanze tossiche ambientali e cervello: il bisfenolo A sotto accusa per disturbi del neurosviluppo
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