L’autismo, come altre sindromi del neurosviluppo, non è una malattia del cervello. Esso è un disturbo delle reti neuronali e ha profondamente a che fare con la programmazione epigenetica. Su questo tema il dottor Ernesto Burgio, pediatra e scienziato che ha approfondito le tematiche inerenti ai problemi del neurosviluppo, ha tenuto varie lezioni in materia. Cercheremo di riassumere i concetti salienti. La domanda se possiamo prevenire l’autismo ha tantissimo a che fare con la scienza epigenetica.
La matrice ambientale dell’autismo è evidente, se quarant’ anni fa avevamo un caso su 1.500, vent’anni fa 1 su 120, una dozzina di anni da 1 su 88 e nel 2018 1 su 59.
Nel 2023, il CDC parla di 1 bambino su 36.
Questo aumento esponenziale inizia negli anni 80-90. Uno studio apparso su Lancet dimostra come i dati crescano a livello esponenziale nelle aree particolarmente inquinate, soprattutto da pesticidi.
Ebbene, le reti neuronali dei bambini si formano nei primi 1000 giorni di vita.
La sinaptogenesi inizia alla fine del secondo mese: ogni neurone ha da 1500 a 12.000 sinapsi in media. Non esistono due neuroni uguali, ne abbiamo 84 miliardi nella sola corteccia. Ebbene, questo ha poco a che fare con il DNA in quanto tale, ma con la sua espressione guidata dall’ambiente.
L’autismo è un problema epigenetico?
Ernesto Burgio è illuminante quando ci spiega “Pensate al neurone come a un ragno. Immaginate milioni di ragni che stanno camminando, si fanno loro stessi la tela su cui devono camminare, comunicano tra di loro, ricevono i messaggi, capiscono che devono andare sulla base dei messaggi perché hanno un sistema di navigazione interno. Hanno imparato in milioni di anni a fare tutto questo. Attenzione però, perché se arrivano i messaggi sbagliati, chiaramente vanno in confusione. Per esempio, certe frequenze di campi elettromagnetici disturbano la migrazione. Tutta una serie di molecole può disturbare il modo in cui questi segnali arrivano e vengano recepiti.”
L’alcol ad esempio è un elemento tossico per embrione e feto, poiché interferisce sulle acetilazioni e sulle metilazioni del DNA.
Al pari, il fumo di sigaretta cambia le metilazioni dell’embrione e del feto.
Il particolato sottile ad esempio, quello nanometrico, oltrepassa la barriera ematoencefalica e altresì la placenta, non si ferma negli alveoli polmonari. Vi sono sostanze, come il bisfenolo A, che interferiscono con il sistema endocrino.
Sono centinaia le sostanze che disturbano la programmazione embrionale.
Autismo: il software epigenetico è il segreto per prevenirlo?
Nel nostro genoma ci sono 20.000 geni, che vengono utilizzati da ogni cellula sulla base del software, ovvero delle informazioni che arrivano ad essa.
L’hardware non cambia. Il software si. I geni fra di loro parlano, si accendono e si spengono, il genoma è un piccolo computer. L’epigenetica è lo studio del software, non si studia più la sequenza, si cerca di capire come tutto ciò che forma l’ambiente in cui viviamo fin da bambini piccolissimi, interferisce sul software epigenetico delle nostre cellule.
Perché l’epigenoma è in grado di ricevere informazioni e di elaborarle, di processarle, di trasformarsi, di comunicare.
L’impatto delle sostanze tossiche ci aiuta nel rispondere alla domanda se possiamo prevenire l’autismo
Ogni millisecondo, in ogni cellula, c’è un pezzetto di DNA che viene letto e trascritto, in modo che varia sulla base dell’informazione che gli arriva.
Ovviamente, se noi respiriamo particolato, ingeriamo metalli pesanti o sostanze che non ci sono state per milioni di anni, il sistema reagisce.
E reagisce in qualche modo cercando di prendere degli accorgimenti difensivi. Non c’è niente di casuale in tutto questo.
“Il DNA e il cervello sono il prodotto della filogenesi. Sono quasi uguali in tutti noi. Non è lì il problema. Il problema è che poi si forma in ogni cellula un software che si chiama epigenoma e si formano le reti neuronali all’interno del cervello, che sono diverse in tutti noi”.
Tre scienziati, William Barry Miller, Fantisek Baluska e Arthur Reber, proprio nel 2024, hanno pubblicato una ricerca dal titolo esemplare: A revised central dogma for the 21st century: All biology is cognitive information processing. Ovvero, tutta la biologia è un processo di informazioni cognitive.
Un piccolo esempio? I campi elettromagnetici
“I campi elettromagnetici endogeni vengono usati dalle nostre cellule per migrare. Quindi è chiaro che se la mamma usa il cellulare, sta interferendo con la migrazione delle cellule.
Lo abbiamo scritto nel 2018 in una serie di studi. Abbiamo fatto vedere come in vitro basta esporre le cellule a frequenze 900-1500 MHz, che sono quelle del cellulare, per vedere una serie di cambiamenti del genoma, soprattutto nelle cellule embrionali e nelle cellule staminali” afferma ancora il prof Burgio.
Quali sono gli interferenti più comuni nell’autismo?
La dottoressa Monica Greco, medico esperto nelle problematiche dello spettro autistico, dichiara che “quelli che ho riscontrato essere più frequenti dal punto di vista epidemiologico e statistico nei report in bambini di questo genere, sono accumulo di metalli tossici, accumulo di sostanze chimiche e idrocarburi; in più, riscontro spesso post virosi o batteri, funghi, muffe spore e parassiti.
Un altro aspetto frequente è ipersensibilità a geopatie ed elettromagnetismo.
La sindrome di spettro autistico ha al suo interno sfaccettature immense”.
La dottoressa Greco, da circa due anni, si avvale della tecnologia SDrive per la lettura dei marcatori epigenetici.
“Esposizione a sostanze chimiche e idrocarburi, campi elettromagnetici: lo vedi scritto e capisci che per quella persona è il problema fondante. Inoltre posso leggere anche il fabbisogno di oligoelementi. Ogni amminoacido ha una storia e mi consente dei ragionamenti clinici che mi cambiano tutto in due secondi
Leggo citrullina e arginina e ragiono sui polimorfismi”.
Possiamo prevenire l’autismo? La via epigenetica
Certamente, una lettura epigenetica dell’organismo materno nei primi mille giorni di vita, associato a comportamenti attenti e consapevoli, orienta il medico a vedere se esistono intossicazioni da metalli, carenze nutrizionali, carichi tossici che potrebbero danneggiare lo sviluppo embrionale. L’eziopatogenesi dei problemi del neurosviluppo è multifattoriale e solo una lettura dell’organismo su più livelli può consentire quel riequilibrio provvidenziale per la salute di mamma e bambino.
Detossificare l’organismo e fornirgli gli elementi vitali di cui ha bisogno, proteggersi da radiazioni dannose, curare il microbiota, prendere adeguati antiossidanti sono tutte azioni da intraprendere per il benessere proprio e della prole. SDrive è il miglior navigatore per guidare il medico al benessere della madre e –di conseguenza- della vita che sta generando.
Bibliografia
National Institute of Health
Electromagnetic Fields, Pulsed Radiofrequency Radiation, and Epigenetics: How Wireless Technologies May Affect Childhood Development
ResearchGate
A revised central dogma for the 21st century: All biology is cognitive information processing.
The Lancet
Autism and environmental toxicity
CDC Autism rises to 1 in 36 children
The Lancet
Developmental neurotoxicity of industrial chemicals
MIT
Evolution in four dimensions
https://direct.mit.edu/books/book/2267/Evolution-in-Four-DimensionsGenetic-Epigenetic-Behavioral and symbolic variations in the history of life
