Siamo sempre più longevi e sempre meno sani. La constatazione poggia su dati epidemiologici sotto gli occhi di tutti. In Italia le malattie croniche colpiscono 24 milioni di persone, di cui 12 milioni con più patologie.
Come mai la nostra medicina non riesce a guarire la malattia cronica? Per capirlo dobbiamo per forza sfondare il muro dell’epigenetica.
L’espressione genica dipende al 98% da fattori ambientali, non da elementi predeterminati. Ognuno nasce con un’eredità genetica, ma quello che non ci dicono è che i rischi congeniti alla nascita possono essere gestiti modulando i fattori ambientali.
Ci che chiamiamo vecchiaia è una sempre più ridotta risposta agli stimoli ambientali. E l’epigenetica ci aiuta a migliorarla.
Come invecchiamo? Ce lo dice l’orologio epigenetico
L’età cronologica di solito si riferisce agli anni effettivi che un individuo vive;
l’età biologica si riferisce allo stato fisiologico di un individuo. E’ necessario distinguerle. Perché STILI DI VITA DIVERSI portano a PROCESSI DI INVECCHIAMENTO DIVERSI.
Da qui deriva l’importanza che assume la comprensione del processo biologico dell’invecchiamento. E ci aiuta a capire perché siamo sempre più longevi ma, al pari, sempre meno sani
Tra i vari fattori associati al processo di invecchiamento, spiccano le alterazioni epigenetiche. Cosa sono? Si tratta di alterazioni del DNA che non modificano la sequenza dell’acido nucleico. In pratica, la modalità con cui silenziamo alcuni geni e permettiamo ad altri di esprimersi. Queste alterazioni perturbano lo stato fisiologico dell’organismo, risultando in un sottoinsieme di alterazioni che mostrano comportamenti simili a quelli di un orologio.
Oltre agli strumenti tradizionali come cartelle cliniche, esami di laboratorio di routine e diagnostica per immagini, i medici possono attingere a una serie di orologi biologici che aiutano a monitorare l’invecchiamento del corpo.
Lo chiamiamo orologio epigenetico.
Più longevi ma sempre meno sani: come invertire il processo?
Le singole parti del nostro corpo non invecchiano allo stesso modo. I tre fattori da tenere sotto sorveglianza per la prevenzione sono la metilazione del DNA, la lunghezza dei telomeri (i cappucci che coprono la fine dei cromosomi) e il metabolismo (le reazioni chimiche attraverso le quali il nostro corpo vive). Ogni giorno decine di molecole chimiche “sfasano” l’informazione che arriva al DNA.
Cibi ultra processati, sostanze chimiche, campi elettromagnetici, stress sono solo alcuni dei fattori cruciali che intervengono sull’orologio epigenetico.
Ad esempio, una disbiosi intestinale può produrre facilmente quella infiammazione neurale capace di portare all’Alzheimer: leggerla per tempo aiuta il nostro organismo a prevenire il danno.
Cancro, malattie cardio vascolari e degenerazioni neurologiche sono i principali nemici di un invecchiamento sano. Sono prevenibili? Possiamo dire di si. E lo diciamo forti della scienza epigenetica con oltre 680.000 ricerche su Pubmed. Già fare medicina mitocondriale e mantenere la cellula alcalina consentirebbe un’ottima prevenzione di alterazioni oncogene.
Ossidazione e scorie metaboliche: un altro fattore cruciale
Il nostro metabolismo produce scorie. Finché rimangono sotto controllo, va tutto bene. Ma quando diventano eccessive, iniziano problemi di stress ossidativo e infiammazione, le basi della patologia. Quasi un secolo fa è stato notato che gli animali con tassi metabolici più elevati spesso hanno una durata di vita più breve. Questo ha a che fare con la produzione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS.I danni cellulari legati all’ossidazione sono immensi.
Come afferma il padre della fisiologia, Arthur C. Guyton, “qualunque dolore, sofferenza o malattia cronica, è causato da una insufficiente ossigenazione a livello cellulare“.
La nostra salute dipende dalla salute delle nostre cellule. E noi abbiamo l’età dei nostri mitocondri.
Se manca ossigeno a livello cellulare –la cosiddetta ipossia-, subentra uno stato di infiammazione che progressivamente degenera diventando malattia cronica.
Lo hanno spiegato il premio Nobel Gregg Semenza (2019), che ha scoperto come le cellule si adattino al variare dell’ossigeno. Ma tanti altri ne hanno capito la natura sostanziale: Otto Heinrich Warburg, Arthur C. Guyton, Hans Adolf Krebs.
Il processo è reversibile! Bisogna lavorare su quel 98% determinato da alimentazione (70%), e stile di vita. In sostanza, bisogna lavorare sull’epigenetica, che è la scienza del futuro.
Più longevi e sani con il test dei fattori epigenetici
SDrive, il test dei fattori epigenetici che analizza il bulbo del capello, consente un check up completo dell’intero organismo. Oggi, in soli CINQUE MINUTI.
Il test SDrive consente di rilevare in brevissimo tempo tutti i marcatori epigenetici, dando modo al medico di comprendere lo stato dell’intero organismo:
minerali, vitamine, amminoacidi, antiossidanti, ma non solo.
Idratazione cellulare, metabolismo degli zuccheri, sintesi proteica.
Sistema cardio vascolare, muscolo scheletrico, endocrino, cerebrale, intestinale.
Lo screening consente inoltre di vedere la presenza di metalli pesanti, batteri, virus, funghi, sostanze chimiche nell’intero organismo.
SDrive consente di scattare un’istantanea partendo da uno dei bio marcatori più potenti che abbiamo, il bulbo del capello. Nelle mani del medico, è uno strumento straordinario per la prevenzione e la clinica.
Un approccio epigenetico ci consentirebbe di smontare l’assioma “più longevi e meno sani”, guidandoci a una età biologica molto diversa rispetto all’età anagrafica.
