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pH acido: il nemico e la soluzione

Il sangue in un organismo con pH acido rivela il calcio che viene "rubato" alle ossa per risolvere l'acidosi

Il pH acido è un grosso problema per l’organismo, se diventa cronico. pH significa potenziale di idrogeno: quando rivela uno stato di acidosi rappresenta base di patologia. Un nemico che opera molto frequentemente e contro il quale dobbiamo adottare soluzioni efficaci.

La foto in apertura mostra un campione di sangue secco: le linee radianti sono la fuga di calcio che l’organismo sta prendendo (di solito dalle ossa) per compensare all’acidosi.

Quando il pH scende sotto il valore di 7,35, esso inizia e essere acido e subentra il pericoloso stato chiamato acidosi. Il contrario dello stato alcalino, in cui le cellule respirano bene e hanno sufficiente ossigeno.

L’equilibrio acido base è uno dei pilastri della salute, insieme a temperatura e microcircolo.

Un terreno acido è anaerobio, favorisce l’infiammazione cellulare e a lungo andare porta il sistema alla patologia.

Teniamo conto che negli ultimi cento anni l’ossigeno presente nell’aria si è fortemente ridotto e gli inquinanti presenti in modo ubiquo favoriscono pesantemente la degradazione del pH allo stato acido.

pH acido: cosa comporta e perché rappresenta un problema

L’acidosi risulta dall’accumulo nel corpo di rifiuti acidi, che abbiamo ben spiegato parlando delle tossine. Questi rifiuti acidi possono derivare fisiologicamente dal cibo non assimilato o da tossine di altra natura.

Quando i tessuti sono acidi, il corpo cerca di compensare “rubando” minerali: ad esempio prende calcio dalle ossa (come in foto), oppure si libera dalle scorie usando i minerali alcalini, come il magnesio. Se il corpo diventa carente di minerali naturali, i reni cominciano a produrre ammoniaca come meccanismo di contrasto.

Un terreno acido manca di ossigeno: l’ambiente anaerobio ospita facilmente microrganismi patogeni. Lo stesso Otto Warburg, premio Nobel per ben due volte, avvertiva che un’ossigenazione delle cellule ridotta del 40%, provoca o la morte della cellula o la sua trasformazione in cellula che sceglie la glicolisi e diventa cancerogena.

CELLFOOD: un alleato insostituibile non solo per il pH

CELLFOOD è frutto del genio di Everett Storey, scienziato che lo formulò negli anni 50 in natura colloidale rendendolo capace di dialogare con la biologia umana, visto che anche plasma e sangue sono colloidali.

Si tratta di un modulatore di ossigeno on demand, ovvero solo per quanto serve al corpo. La sua base di Solfato di Deuterio è ricca in ioni e li dona alle cellule, che vengono non solo rifornite di idrogeno e ossigeno ma anche alimentate con preziosi minerali ed  enzimi.

Nella prima foto vediamo un campione di sangue fresco ben ossigenato, con cellule immunitarie sane e attive, senza  microrganismi e placche.

Nella seconda foto vediamo invece un sangue anaerobico, con il pH non equilibrato e non in grado di dare supporto all’attività enzimatica, cosa che invece avviene in un terreno non acido, con elettroliti, idrogeno e ossigeno in quantità necessarie.

Nell’ultima foto c’è squilibrio elettrolitico, ci sono placche e si nota la presenza di un protoplasta (ospite batterico embrionale) in alto a destra. Questo è uno stato acido, fonte di patologia.

pH acido e radicali liberi: la soluzione CELLFOOD

CELLFOOD ha il potere di rimediare ai radicali liberi, perché la carica negativa della molecola di ossigeno nascente compensa l’elettrone spaiato –ovvero libero, non in coppia- del radicale, prodotto dall’attività metabolica o da stress ossidativo.

CELLFOOD non solo aumenta la quantità di ossigeno disponibile ma  cambia la polarizzazione delle molecole di ossigeno.

Esso nutre individualmente ogni cellula con n flusso equilibrato di 78 elementi essenziali, elimina i composti tossici stimolando una reazione a catena che crea un ambiente in cui i batteri nocivi, i funghi ed i virus non possono sopravvivere.

Come dice il nome stesso, questo “cibo per le cellule” è un catalitico  che nutre individualmente ogni cellula con un flusso equilibrato di 78 elementi essenziali, elimina i composti tossici stimolando una reazione a catena che crea un ambiente in cui i batteri nocivi, i funghi ed i virus non possono sopravvivere.

Quando il pH è acido e il tessuto diventa acidotico, la nutrizione non è ottimale, l’ossigeno meno disponibile, i tre fattori iniziano a interagire in quel percorso che sfocia nella malattia.

Considerato che il corpo brucia ossigeno ogni istante, la soluzione migliore è integrarlo solo per quanto serve. Sotto, un’immagine di un campione di sangue secco in condizioni ottimali.

Le foto realizzate sono di Michael Coyle, una delle massime autorità nell’analisi di sangue fresco e secco che ha insegnato a oltre tremila persone le tecniche e i metodi usati nelle procedure di valutazione di Microscopia nutrizionale.

https://cellfood.it/integrare-ossigeno-come-e-quanto

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