Quando il metabolismo si altera diventa malattia e di questo parlano tutti, ma quasi nessuno ci dice che possiamo evitarlo con l’epigenetica. Obesità addominale, ipertensione, diabete, iperglicemia, dislipidemia, aterosclerosi, sono tutte malattie metaboliche. Possiamo prevenirle? E come?
Ormai è noto alla scienza da 25 anni che il 98% dell’espressione dei nostri geni dipende da fattori ambientali, quindi reversibili e prevenibili, a patto che si facciano le indagini corrette sullo stato del paziente!
Se conoscessimo in un solo istante tutti i fattori di squilibrio che stanno interferendo con la salute di una persona, potremmo intervenire e oggi la scienza ci consente di farlo. L’approccio dell’attesa che la malattia insorga per poi agire, non è vincente e lo dicono i dati epidemiologici: sempre più persone con malattie croniche. E’ il momento di ribaltare il paradigma.
Ne va anche della salute del cuore…
Fra l’altro esiste un forte legame tra le malattie metaboliche e cardiovascolari: ad esempio l’insulino resistenza, tipica patologia metabolica, compromette la salute del sistema cardiovascolare, portando anomali livelli di zucchero e grassi nel sangue, con aumento della pressione arteriosa. Questo meccanismo insulinico favorisce l’aumento di trigliceridi e l’abbassamento del colesterolo buono (HDL), creando un circolo vizioso che danneggia il sistema cardiovascolare.
La sindrome metabolica raddoppia il rischio di malattie cardiovascolari e triplica il rischio di danni alle arterie coronarie.
Cosa significa metabolismo? Che legame ha con la malattia?
Il metabolismo è l’insieme delle reazioni chimiche che permettono di trasformare nutrienti in energia e sostanze necessarie alla crescita, al mantenimento e alle funzioni vitali dell’organismo. La parola stessa deriva dal greco antico μεταβολή (metabolḗ), che significa “cambiamento” o “mutazione”. In effetti il metabolismo attiene alle trasformazioni chimiche e fisiche degli organismi viventi e il suo epicentro è la vita della cellula, il luogo dove viene prodotta l’energia che ci serve per vivere.
Quando le molecole vengono scomposte in componenti più semplici, rilasciano energia sotto forma di calore o molecole, ad esempio ATP. Questa è la fase di catabolismo.
Poi, l’energia viene utilizzata per costruire nuove molecole e qui siamo in fase di anabolismo, dove vengono sintetizzate nuove molecole complesse, come le proteine, gli ormoni e le macromolecole, necessarie per il funzionamento, la crescita e la riparazione cellulare.
Queste reazioni vengono fortemente influenzate dall’ambiente: come mangiamo, a che inquinanti siamo sottoposti, che stress psichico viviamo, quanto sport facciamo.
Ciò che definiamo “ambiente” è epigenetica: il 98% dell’espressione dei nostri geni dipende da fattori ambientali.
Ecco perché se vogliamo che il metabolismo non si alteri e diventi malattia, dobbiamo percorrere la via epigenetica. Capire quali squilibri sono in atto e rimodularli.
Evitare che il metabolismo degradi in malattia: l’epigenetica ci guida
Abbiamo detto che il metabolismo attiene alle trasformazioni chimiche e fisiche funzionali alla produzione di energia. La macchina metabolica scompone i nutrienti e li “brucia” grazie all’ossigeno e al glucosio, producendo scarti che l’organismo smaltisce (ammoniaca, anidride carbonica).
Quanto interferisce l’ambiente in questo processo? Immensamente. L’impatto dell’epigenetica è immenso. La nostra alimentazione, il nostro stile di vita, inquinanti come metalli pesanti e campi elettromagnetici, la quantità di ossigeno di cui dispone il nostro organismo sono tutti fattori capaci di incidere pesantemente sul metabolismo.
Ad esempio, la metilazione del DNA influisce sul metabolismo regolando l’espressione genica. Attraverso l’aggiunta di gruppi metilici al DNA, vengono attivati o disattivati geni legati a processi metabolici, che possono influenzare l’organismo e il rischio di malattie metaboliche come diabete, obesità e malattie cardiovascolari.
Alterazioni nella metilazione del DNA sono state collegate a un aumento del rischio di sviluppare ipertensione, obesità e diabete.
Numerosi studi hanno analizzato l’effetto di componenti della dieta sull’epigenoma e sulla trascrizione genica.
Le principali sfide dell’epigenetica nelle malattie metaboliche sono l’identificazione di biomarcatori epigenetici predittivi di suscettibilità individuale all’insorgenza della malattia e della possibile loro trasmissione alle future generazioni, il riconoscimento di fattori ambientali in grado di modulare l’espressione genica.
Metabolismo e malattia cardiometabolica: la scienza conferma l’impatto epigenetico
Negli ultimi anni la connessione tra metabolismo ed epigenetica nelle malattie cardiometaboliche è stata evidenziata da numerose pubblicazioni. La disponibilità di metaboliti è un fattore cruciale che influenza non solo il metabolismo cellulare ma anche la regolazione epigenetica dell’espressione genica. Due aspetti che possono essere alterati nelle malattie cardiometaboliche. Infatti, i modificatori dell’epigenoma sono enzimi che vengono utilizzati come substrati intermedi o cofattori del metabolismo.
Uno studio condotto dall’Università di Milano, dipartimento di scienze farmacologiche e biomolecolari, ha esaminato le correlazioni tra epigenetica e obesità e diabete di tipo 2, importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Strettamente interconnessa a queste patologie, la steatosi epatica non alcolica è anch’essa una malattia legata al metabolismo e correlata con i meccanismi dell’epigenetica.
La nutrizione (nutrigenomica) come primo fattore di prevenzione
È stato dimostrato che la supplementazione di alimenti che favoriscono la metilazione (colina, betaina, acido folico e vitamina B12) è in grado di prevenire l’amplificarsi dell’obesità attraverso le generazioni.
La curcumina, invece, induce rimodellamento della cromatina alterando l’equilibrio tra acetilazione/deacetilazione in condizioni diabetiche
Sostanze naturali, come polifenoli e altri composti estratti dalle piante, sono considerati nuovi potenziali agenti terapeutici in grado di contrastare le patologie metaboli- che tra cui obesità, T2DM e aterosclerosi.
Report clinici e studi di popolazione hanno associato il metabolismo della vitamina B12 a cardiomiopatie (38). Infatti, sia la carenza di folato che di vitamina B12 inducono ipertrofia cardiaca.
Un integrazione di queste sostanze è un ottimo passo per evitare che il metabolismo si alteri e diventi malattia.
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Evitare le malattie metaboliche aiutando il DNA a metilarsi
La S-adenosil-L-metionina (SAM-e) è un composto naturale prodotto dall’organismo, di primaria importanza per il funzionamento corretto di almeno 40 principali serie di reazioni biochimiche. È un coenzima coinvolto in diverse reazioni e ha proprietà eccezionali per la salute.
Fra le cose più importanti, la molecola tuttofare svolge un’azione positiva sui neurotrasmettitori cerebrali, migliora lo stato di salute del fegato in stretta collaborazione con altri nutrienti e, infine, ha il ruolo di “donatore di metile”, ovvero è preziosa per il nostro DNA.
I gruppi metile sono costituiti da singole unità di carbonio composte da un atomo di carbonio e da tre di idrogeno (CH3).
SAM-e, S-adenosilmetionina, aiuta la metilazione per questo è considerata un integratore che favorisce la longevità.
Non è da sola in questo compito: anche acido folico, vitamine B6 e B12 e i nutrienti trimetilglicina (TMG) la aiutano.
Fra le abitudini che aggiungono un ulteriore carico al fegato, e che quasi sempre influiscono negativamente sulla metilazione, troviamo fumare, bere alcolici in maniera esagerata e consumare una dieta troppo ricca di grassi nocivi alla salute.
Le diete povere di verdure fresche, ricche fonti di antiossidanti, possono condurre a carenze di metile.
Cosa succede se manca SAM-e e come possiamo integrarla?
La mancanza di S-adenosilmetionina o basse concentrazioni di essa, portano a patologie quali osteoartrite, depressione, fibromialgia, disturbi di natura epatica, emicranie, oltre a problemi di apprendimento e mancanza di memoria.
La sintesi di SAM-e avviene quando l’organismo combina l’aminoacido essenziale metionina, ricavata da fonti alimentari o da dagli integratori dietetici, con l’adenosin trifosfato (ATP), la principale molecola energetica dell’organismo.
La quantità di SAM-e che si ricava dalle fonti alimentari è veramente esigua. Nemmeno assumere una forte quantità di proteine è sufficiente ad aumentare il livello di SAM-e nell’organismo, sebbene il consumo di una dieta a basso contenuto proteico possa ridurne la capacità di sintesi.
Potreste pensare che, dal momento che le proteine alimentari – che sono composte da aminoacidi – contengono metionina, l’integrazione d questo aminoacidi essenziale o l’ingestione di una maggiore quantità di proteine potrebbero essere sufficienti ad aumentare il libello di SAM-e nell’organismo.
Sfortunatamente, non è così. Sebbene il consumo di una dieta a basso contenuto proteico possa ridurre la capacità di sintesi della SAM-e da parte dell’organismo, l’ingestione di grosse quantità di proteine non aumenterà necessariamente la produzione di SAM-e.Perciò, integrarla è un ottimo modo per garantirne la preziosa azione.
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