Per farvi capire come non basti un esame del sangue per avere il quadro completo di un organismo, vi faremo un esempio divertente ma profondo: quello della squadra che bullizza i globuli rossi, giocando sull’infiammazione. Senza che lo scompenso emerga dall’emocromo.
I globuli rossi: una metro che trasporta tanti passeggeri
Il globulo rosso è una specie di metropolitana di cui l’ossigeno è uno dei tanti passeggeri. Su quei vagoni ci sono cortisolo, ormoni sessuali, ormoni tiroidei, Atp (ovvero il nostro carburante energetico), carnitina, creatina, SAMe, vitamina B6, vitamina C, glutatione ridotto.
Il nostro globulo, per rilasciare ossigeno, ha bisogno di zucchero. La squadra pro infiammatoria glielo leva.
Ma da chi è composta questa squadra nefasta?
La squadra che bullizza i globuli rossi: partiamo dai macrofagi
Quando mangiamo male, dormiamo male, siamo in squilibrio, i macrofagi (che spazzano via patogeni), chiamano rinforzi. Questi rinforzi sono le cellule endoteliali, le piastrine, la cellula mastocita che produce istamina e le cellule cromaffini che produce adrenalina.
Questa squadra super aggressiva è capitanata dai macrofagi e crea infiammazione pericolosa. Il calcio è la palla con cui questa squadra gioca e produce citochine infiammatorie.
Così, i globuli rossi non riescono più a prendere lo zucchero che serve loro per liberare ossigeno dall’emoglobina. E un normale emocromo non lo rivela. L’ossigeno semplicemente non viene rilasciato.
I globuli rossi perdono la loro elasticità (e non superano le curve dei vasi)
I globuli rossi perdono la loro elasticità e non possono più superare le curve dei vasi: ii globuli rossi sono infatti più grandi dei capillari, hanno 7,82 micron rispetto ai 5 dei secondi. Perciò si bloccano e si impilano.
Come possiamo aiutare i globuli rossi in difficoltà? Con sostanze naturali.
Il SAMe o adenosil metionina, è un antinfiammatorio, al pari della vitamina C (che agisce come modulatore dei recettori Beta 2 e sul Gaba, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale). La creatina è un antinfiammatorio perché agisce sul recettore A2A dell’adenosina. Inoltre essa aumenta l’elasticità del globulo rosso. Tutte queste sostanze naturali favoriscono la reologia, ovvero l’elasticità dei globuli rossi.
Ciò che invece non ci aiuta sono il calcio (antagonista del ferro), l’adrenalina (l’arrabbiatura facilita i trombi), la iperglicemia (troppo zucchero compete con la vitamina C e non la fa entrare).
La squadra che bullizza i globuli rossi (e che sfugge all’emocromo): quanto è importante leggere il corpo come sistema
L’infiammazione è alla base del 90% delle patologie. E non si “vede”. Per questo viene chiamata “infiammazione cronica silente”.
Ci sono alcune caratteristiche rivelatrici: un’obesità viscerale, un’insulino resistenza, una curva alta del cortisolo, una caduta ormonale progressiva. E naturalmente un forte stress ossidativo, con una presenza massiccia di radicali liberi.
Possiamo vedere tutto questo da un esame del sangue? O è necessaria una visione d’insieme che dia al medico un “navigatore” in base al quale orientarsi, per prescrivere gli esami in modo focalizzato e comprendere in quali ambiti compiere le sue indagini cliniche.
Oggi questo strumento esiste: si chiama SDrive e in soli 5 minuti, grazie all’unione di biofisica e AI, legge oltre 800 fattori epigenetici come una gigantesca “istantanea” capace di orientarci. C’è una riattivazione virale? Siamo in stress ossidativo? Manchiamo di acidi grassi essenziali? IL sistema cardio vascolare è in squilibrio? Dormiamo poco? Siamo pieni di metalli pesanti? Abbiamo una parassitosi? Una disbiosi? Sono tutte domande a cui il medico, con in mano SDrive, può rispondere.
L’emocromo sarà sempre prezioso, alla luce di una visione allargata.
Un approccio clinico integrato: uno scorcio di futuro al congresso di epigenetica il 13 settembre
Sei un medico? Un professionista della salute? Prevenzione primaria, epigenetica, medicina funzionale, saranno al centro del congresso del 13 settembre a Bologna. Il titolo, Dalla cellula alla longevità, traccia il solco degli interventi che toccheranno la biologia cellulare, l’ossigeno, l’autismo, la modulazione dell’invecchiamento, la fertilità e la rigenerazione tissutale, il microbiota e l’assetto ormonale.
Il minimo comune denominatore sarà l’ampliamento della prospettiva ai fattori ambientali e al loro impatto sull’espressione genica.
Il racconto della squadra che bullizza i globuli rossi è solo un piccolo esempio della fotografia che facciamo al paziente: grandangolo o close up? La nostra visione è sufficientemente ampia o dobbiamo estenderla?
Partecipa al congresso!
