Potrebbe sembrare di primo acchito strano definire la malattia uno squilibrio elettromagnetico.
“Il primo imput di disturbo della cellula è elettromagnetico, poi diventa chimico –spiega il dottor Bartolomeo Allegrini, clinico, omotossicologo, esperto in costituzioni e medicina cinese-
Se ci pensiamo, le nostre cellule producono energia, al loro interno i mitocondri si comportano come vere e proprie batterie. E sono proprio i mitocondri a entrare in sofferenza per stress ossidativo, infiammazione, mancanza di ossigeno.
“La lesione mitocondriale provoca un deficit energetico. Non vengono emessi elettroni, si crea uno stress elettronico che la cellula deve ripristinare. Qui, si genera o la malattia, che nasce da una reazione attraverso meccanismi compensatori.”
Siamo esseri biorisonanti
Questa è la consapevolezza che raramente viene evidenziata quando si cercano le cause di una malattia.
Ed è un fatto già evidente quando andiamo a farci una risonanza magnetica nucleare in ospedale: le molecole di idrogeno delle cellule seguono il nuovo campo magnetico. Risuonano con esso.
Perciò, stiamo già applicando la medicina frequenziale, ma in maniera marginale.
Non solo cervello e cuore: ogni cellula ha un campo elettromagnetico
Albert Einstein ci disse che ogni corpo avente una massa ha una energia ad essa proporzionale, espressa attraverso un’onda elettromagnetica a frequenza caratteristica.
Non solo il cervello o il cuore generano una corrente e quindi un campo magnetico: ogni organo ha un’energia! Ogni cellula ha un’energia!
Noi siamo un immenso campo magnetico. E il DNA è un’antenna frattale, come numerosi scienziati – Konsyantin Meyl e Paolo Manzelli fra loro- hanno avuto modo di dimostrare.
Le reazioni biochimiche non potrebbero avvenire se non ci fosse l’acqua: infatti le molecole del nostro corpo si scelgono per attrazione derivante dall’oscillazione con cui vibrano (domini di coerenza)
Che implicazioni ha tutto questo per prevenire la patologia? O per comprenderne le cause?
Siamo frequenze. E la malattia è (anche) causata da squilibrio elettromagnetico
È dimostrato che le cellule viventi emettono frequenze specifiche “identiche” per tutte le cellule dello stesso tipo.
Per questo, attraverso alcune apparecchiature elettro-medicali siamo in grado di riconoscere le frequenze delle onde elettromagnetiche emesse da un essere vivente. Lo scienziato Herbert Frölich è riuscito a definire, nei suoi trattati che l’oscillazione fondamentale delle membrane cellulari avviene a frequenze dell’ordine di 100 GHz.
Ogni cellula produce energia e si comporta come un risonatore dielettrico. Le applicazioni di alcune frequenze di dispositivi di generazione di frequenza possono migliorare o interferire con la risonanza cellulare e creare modifiche nella struttura dell’acqua all’interno di una cellula, e alcune teorie ipotizzano che influenzino anche il DNA. Altri ricercatori, come Fabien Maman ritengono che le cellule cancerose e quelle sane conducano le frequenze sonore in modo differente e che queste le possano influenzare.
Allo stesso modo tessuti organici e/o organi interi possono essere influenzati da certe oscillazioni elettroniche.
Nel 1994 Alfred G. Gilmann dell’università Southwestern Medical Center e Martin Rodbell del National Institute of Environmental Health Sciences hanno ricevuto il premio Nobel, per aver determinato come le cellule del corpo umano comunicano tra loro attraverso segnali radio.
I potenziali di membrana delle cellule
La lista degli scienziati che hanno dimostrato la relazione fra elettricità e fisiologia è infinita. Tanto che oggi si parla di potenziali di membrana, ovvero la differenza della carica elettrica fra l’interno e l’esterno della cellula (dai -40mV a -90mV).
Gli esseri viventi sono campi elettromagnetici dinamici. Perciò, le proprietà bioelettriche delle nostre cellule sono da essi influenzate.
Ognuna delle cellule della nostra pelle ha il suo voltaggio che si combina con le cellule vicine per generare un campo elettrico.
I segnali elettrici influenzano la neuroplasticità (capacità del cervello di riorganizzare le funzioni neuronali) Apprendimento e memoria dipendono tantissimo dalla bioelettricità. Con la bioelettricità ad esempio si possono risvegliare i neuroni in senescenza (neurofeedback). Al pari, la stimolazione elettrica di tessuti danneggiati o staminali può portare a modifiche dell’espressione genica.
La malattia, uno squilibrio elettromagnetico: anche nel caso del cancro
“Le cellule tumorali tendono ad avere un potenziale di membrana differente rispetto a quelle sane” rileva il dottor Giuseppe Napoli, esperto del cosiddetto °elettroma°: così viene definita la somma di tutte le correnti ioniche e i campi elettromagnetici generati dagli esseri viventi, dal livello cellulare fino all’organismo.
“Le cellule tumorali tendono ad avere potenziale di membrana intorno a -10 e -30 mV (rispetto a meno 40 e meno 90 delle sane). Esse alterano l’espressione dei canali sodio-potassio e calcio, che influiscono sui loro potenziali di membrana e la loro capacità di proliferare”.
Inoltre, “le cellule tumorali hanno un voltaggio elettrico insolito e recenti prove indicano che usano la segnalazione elettrica per comunicare”.
Le cellule interagiscono continuamente scambiandosi informazioni attraverso l’emissione di biofotoni. Al pari, comunicano attraverso sinapsi elettriche e chimiche.
La salute è uno stato di comunicazione perfetto, ci ammaliamo quando esso si spezza e la parte elettrica è un elemento impossibile da ignorare.
Il sistema SDrive: una tecnologia che consente di prevenire
SDrive è una tecnologia che si basa sulla biofisica e rileva in soli 15 minuti oltre 800 marcatori epigenetici: vitamine, minerali, antiossidanti, amminoacidi, acidi grassi e infiammazione, metabolismo degli zuccheri, sintesi proteica. Tutti i sistemi del corpo e il loro equilibrio. Metalli pesanti, tossine, batteri, virus, muffe, spore. Campi elettromagnetici.
Come? Dal bulbo di tre o quattro capelli: qui, nel follicolo, non c’è solo il DNA, ma ci sono tutte le tracce dei fattori ambientali con cui siamo entrati in contatto, comprese le emozioni.
SDrive consente la decodifica e la raccolta dati di informazioni rilevanti presenti nelle onde caratteristiche endemiche dei follicoli, attraverso l’uso di una bobina di spettro e di una programmazione
L’informazione risonante cambia nel tempo, poiché è collegata per risonanza con l’influenza epigenetica della persona.
Tossine, qualità dell’aria, pensieri, modificano il campo.
Quando colleghiamo i follicoli intatti alla bobina di Tesla presente nel dispositivo, il campo biologico del follicolo disturberà il campo di induzione della bobina attraverso la risonanza, innescando così delle alterazioni.
SDrive ci orienta come una bussola.
I capelli posti sulla bobina rilasciano le centinaia di informazioni che vengono mandate a un cervellone di AI, situato ad Amburgo: qui avviene la traduzione in digitale. Un report di oltre 30 pagine che nelle mani del medico diventa un navigatore perfetto per ripristinare la salute del paziente.
