Più della metà delle morti si sarebbe evitata adottando i parametri dell’Oms. La Commissione europea ha adottato un piano d’azione, “Zero Pollution”, in cui si è previsto di ridurre del 55% le vittime da esposizione al particolato rispetto al 2005, quando se ne sono contate 456mila. Qualche risultato si è già raggiunto, ma anche se questo ritmo dovesse restare costante si arriverebbe al risultato previsto dal piano con due anni di ritardo
L’inquinamento atmosferico ha causato in Europa 307mila morti nel 2019, in Italia sono oltre 10mila solo per il biossido di azoto: più di tutti gli altri Paesi dell’Unione. Questi i dati dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), dove dati alla mano si è comunque dimostrato che i morti per l’inquinamento atmosferico sono in diminuzione. Rispetto al report del 2020 si è comunque riscontrato un 2% di decessi in più per No2 (oltre 40mila in Europa) e crescono del 5% anche i morti per rischi da esposizione acuta all’ozono. Stando ai dati, inoltre, il 58% di questi decessi si potevano evitare se tutti i Paesi dell’Unione europea avessero rispettato i parametri dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulle polveri sottili. Solo in Italia ci sarebbero stati 32mila decessi in meno, il 65%.
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“General Wellness: politica per dispositivi a basso rischio” del 29 luglio 2016.