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Fluoro, un elemento che danneggia l’ipofisi

Il fluoro danneggia  davvero l’ipofisi, ovvero la ghiandola alla base del sistema endocrino?

Cercheremo di dare risposta seria a questa domanda.

La prima cosa da fare è spiegare a cosa serve il fluoro nel nostro organismo. Questo minerale ci viene descritto come prezioso per ossa e denti. E, in effetti, si fissa nelle ossa  nei denti, secondo a narrativa ufficiale con lo scopo di rafforzarli.

“Il problema è che si fissa e non esce più, prendendo il posto di altri elementi. Nessun enzima nel nostro corpo necessita del fluoro, perciò non è essenziale al nostro organismo –spiega il dottor Marcus Stanton, medico e docente di medicina funzionale, che ha contribuito alla creazione del test dei marcatori epigenetici SDrive. “Il fluoro occupa lo spazio di altri elementi e blocca il funzionamento dell’ipofisi in maniera parziale o totale”.

Cosa significa? “L’ipofisi ha influenza sulla regolazione ormonale, sullo stress, sulla regolazione del sonno. Qui viene rilasciato l’ ACTH, ormone che stimola la corteccia elle ghiandole surrenali a produrre cortisolo e altri ormoni. Inoltre sempre a livello di ipofisi  viene rilasciata la melatonina. Ebbene, il fluoro altera questi meccanismi ”.

Cosa dicono gli studi in merito all’impatto ormonale del fluoro?

Per comprendere come e se il fluoro danneggia l’ipofisi –e i meccanismi ormonali da esso controllati- dobbiamo prendere in considerazione gli studi.

L’attuale corpus di conoscenze suggerisce effetti significativi sulla riduzione dei livelli di ormoni sessuali, che di conseguenza possono compromettere la fertilità. La maggior parte degli studi suggerisce che il floruro di sodio aumenta i livelli di THS e diminuisce le concentrazioni di T3 e T4 prodotti dalla tiroide, Inoltre è stata osservata una correlazione fra Naf e aumento della secrezione di PTH da parte delle ghiandole paratiroidi senza un impatto significativo sui livelli di calcio. Il fluoro può esercitare effetti avversi sui livelli di insulina compromettendo la funzione pancreatica con conseguente tolleranza al glucosio anormale.

Le osservazioni includono anche la diminuzione dei livelli di cortisolo secreto dalle surrenali.

Il fluoro induce stress ossidativo e infiammazione nei tessuti endocrini.

Esso cambia il livello di ormoni rilasciati dai tessuti endocrini e nella loro morfologia.

Perché la fluoroprofilassi, se il fluoro danneggia l’ipofisi?

La fluoroprofilassi viene suggerita spesso dai professionisti per rafforzare i denti in tenera età. Ma l’integrazione di fluoro può essere molto dannosa. Questo minerale è considerato addirittura più tossico del piombo. B

asti pensare che il fluoruro di sodio è uno dei principali ingredienti nelle formulazioni dei veleni per topi e scarafaggi, degli anestetici, degli psicofarmaci e del gas nervino (Sarin). secondo i ricercatori della York University di Toronto (Canada), per esempio assumere il fluoro durante la gravidanza potrebbe influenzare le abilità cognitive del neonato, diminuendo il suo quoziente intellettivo.

Nella guida medica per il 1984 dei medici olandesi c’è un capitolo intitolato “Tranquillanti principali”. Di questi ce ne sono 27, e sette di essi sono composti dal fluoro. Uno di questi e il Semap. È una delle più forti sostanze antipsicotiche che conosciamo. Questo significa che il 25% dei principali “tranquillanti” è connesso con il fluoro.
 

Gli effetti sul pancreas

Il fluoro non danneggia solo l’ipofisi. Gli effetti dei fluoruri, oltre a rompere le catene del DNA e RNA, bloccano gli enzimi legandosi ai coenzimi al posto del magnesio e del fosforo.

Ma, soprattutto, il fluoro ha effetti negativi anche sul pancreas.

Il professor Steyn, farmacologo e tossicologo del dipartimento per la salute della Repubblica del Sud Africa, afferma: “I fluoruri sono fra i più potenti veleni enzimatici ad ampio spettro. Bloccano l’enzima lipasi ad una bassissima concentrazione, causano disturbi enzimatici scatenanti molteplici malattie, come allergie, arteriosclerosi, osteoporosi, tumori, oltre a malformazioni fetali”.

Una revisione del 2024 esplora i diversi effetti del fluoro sulla funzionalità pancreatica, comprendendo studi sia in vitro che in vivo. L’esposizione al fluoro induce notevoli alterazioni a livello cellulare e molecolare, influenzando la morfologia, l’istologia e l’attività enzimatica del pancreas. Studi in vitro dimostrano una significativa inibizione dell’attività dell’α-amilasi pancreatica e dell’apoptosi nelle cellule beta pancreatiche. Studi in vivo rivelano anomalie strutturali nelle cellule pancreatiche, tra cui danno mitocondriale, vacuolazione e danno nucleare. Inoltre, l’esposizione al fluoro interrompe l’attività degli enzimi antiossidanti, esacerbando lo stress ossidativo e la perossidazione lipidica.

Infine, le alterazioni della secrezione ormonale, in particolare i livelli di insulina e l’alterazione dell’omeostasi del glucosio, evidenziano i complessi effetti del fluoro sul sistema endocrino pancreatico. Questi risultati sottolineano la tossicità pancreatica indotta dal fluoro e sottolineano la necessità di una comprensione completa e di strategie di mitigazione per salvaguardare la salute del pancreas.

Come stanno i sistemi del tuo corpo? Scoprilo con SDrive

Il danno ambientale è sempre in agguato. Non è solo il fluoro che danneggia l’ipofisi, ossida e inibisce la funzioni pancreatiche.

Sono centinaia i fattori di interferenza che modificano la produzione proteica, inficiano il messaggio che l’RNA porta al DNA e alterano la salute.

Ricordiamo sempre che il 98% dell’espressione genica non è determinata in maniera immutabile ma cambia a seconda dell’impatto ambientale.

Cosa fare? Siamo indifesi? No, oggi la scienza ci consente di leggere il nostro organismo in maniera completa, senza attività invasive, in pochi minuti, con precisione.

Esiste un test dei marcatori epogenetici: si chiama SDrive e applica la biofisica. Legge per risonanza cosa sta accadendo nel nostro organismo e evidenzia tutti i fattori di squlibrio che, in mano al medico, risultano un navigatore perfetto per la prevenzione e la diagnosi.

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