Deontologia e tecnologia: come l'AI aiuta il medico - S-Drive per il Test di mappatura dei fattori epigenetici

Qual è la missione di un medico?

In un meraviglioso film, Patch Adams, Robin Williams fa un’arringa davanti alla commissione accademica che deve decidere in merito alla sua laurea in medicina.  E ci fa capire molto bene la deontologia della professione medica.

Ma…un medico non è qualcuno  che aiuta qualcun altro?

Come recita il giuramento di Ippocrate, l’accezione di medico è fermamente legata alla cura intesa nel suo senso più vasto: accoglienza, ascolto, accudimento, competenza.

Nel giuramento si parla di “perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza”, ma altresì di “promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica”.

La tecnologia, oggi, può aiutarci ad adempiere meglio al concetto di cura e alla deontologia medica?

La deontologia implica non compiere azioni lesive né venire meno alla propria missione di aiuto. Come si dice ancora nel film

Se si cura una malattia si vince o si perde. Se si cura una persona si vince sempre, qualunque esito abbia la terapia

Non a caso la missione di Cellwellbeing Italia è migliorare la qualità della vita delle persone, dando ai medici il supporto necessario per portare avanti una medicina preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa.

L’anamnesi rappresenta il fulcro di questo processo: qui, in questa fase, il medico raccoglie le informazioni non solo cliniche ma psicologiche sulla persona e traccia la visione di insieme.

La malattia è multifattoriale e l’espressione del sintomo rivela un processo che era in atto da tempo.

Da qualsiasi parte la si voglia analizzare, la malattia è la rottura di un equilibrio. E intercettarla prima che si manifesti è il vero segreto di una prevenzione primaria.

L’AI come strumento capace di aiutare il medico nella sua attività di indagine e cura

Infiammazione cronica silente, ipossia, acidosi tissutale, carenze nutrizionali sono alcune delle cause potenziali di malattie cronico degenerative.

L’epigenetica ci dice da tempo che i fattori immutabili del nostro DNA sono una piccola parte, circa il 2, 3%. Il restante 98% della nostra espressione genica (ad esempio se attiveremo o meno una predisposizione al diabete) dipende da fattori ambientali: come mangiamo, come viviamo, come pensiamo.

Fattori come campi elettromagnetici, metalli pesanti, interferenti endocrini, post virosi, possono essere largamente responsabili di uno stato patologico e degenerativo.

Come può il medico intercettare questo largo spettro di fattori ambientali? Questo è l’ambito in cui l’AI risulta decisiva.

SDrive: lo screening dei fattori epigenetici che associa bio fisica e AI

In fase di anamnesi, la mappatura dei fattori epigenetici può essere un grande aiuto per ogni medico. Il caso di Selene, bimba di due anni con la sindrome di Rett  a cui era stato diagnosticato un gene deleto con pochissime speranze di ripresa, è stato illuminante: dopo il test SDrive, il medico che ha analizzato lo stato della bambina ha potuto rilevare una forte interferenza di campi elettromagnetici e una disbiosi intestinale, oltre a numerose carenze nutrizionali. Da qui, è partito il processo di cura che dopo un anno e oltre ha regalato a Selene miglioramenti visibili e progressivi.

Perciò, la malattia non era genetica ma epigenetica, in larga parte.

Il capello è il bio marcatore che consente all’AI di stilare un report

SDrive, grazie alla bio fisica, è in rado di leggere l’intero organismo a partire dal bulbo di 3 o 4 capelli.

L’analisi del bulbo va oltre il mineralogramma o l’esame tossicologico, rivelando ogni scompenso dell’organismo.

Il capello è  un rilevatore dello spettro delle frequenze del nostro organismo: ciò che mangiamo, ma anche i fattori biochimici, gli inquinanti.

Come disse Albert Einstein, ogni cosa abbia una massa, ha un’energia e vibra a una certa frequenza. Ogni elemento che entra in contatto con noi ha una frequenza, con cui entriamo in risonanza.  I capelli le registrano tutte!

La tecnologia basata su AI rappresenta un vero supporto per l’anamnesi e la prevenzione

“Vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano” dice Patch Adams: SDrive lo mostra in tutta la sua meraviglia.

“Sviluppate subito la capacità di comunicare” esorta Patch nel film, andando nel profondo della deontologia medica: SDrive rappresenta uno strumento di comunicazione eccellente in quanto capace di leggere quel biomarcatore completo che è il capello.

La fisica,  grazie al dispositivo S Drive, ci consente di leggere lo spettro di frequenze comunicato dai nostri capelli e fotografa lo stato esatto del nostro organismo  nel momento in cui i tre o quattro bulbi vengono prelevati.

I dati raccolti vengono trasmessi in pochi secondi al centro di elaborazione di Amburgo.

Qui, l’AI traduce i dati frequenziali in un report di 36 pagine completo, stilato dopo 15 minuti: vitamine, aminoacidi, minerali, antiossidanti, acidi grassi (infiammazione cellulare), virus, batteri, muffe e spore, funghi, CEM, sostanze chimiche, metabolismo degli zuccheri, sintesi proteica, oltre allo stato di tutti i sistemi del corpo (endocrino, intestinale, cardiaco, muscolo scheletrico, cerebrale, adrenergico).