Ci sono tre malattie invalidanti che rappresentano una vera minaccia alla longevità, si chiamano cancro, Alzheimer e malattie cardiache; e ci fanno scaturire spontanea la domanda “si possono prevenire”?
A questo ha risposto direttamente la SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria: si stima che almeno l’80% dei casi di malattie cardiovascolari, il 40% dei casi di cancro e il 45% dei casi di Alzheimer si possano prevenire.
Quindi? La seconda domanda è “perché non lo stiamo facendo”?
Basta la genetica o ci vuole l’epigenetica?
Dal 2000, la scienza ci consente la mappatura del DNA per rilevare eventuali predisposizioni a queste malattie. Ma è negli ultimi anni che la scienza ci ha messo a disposizione una serie di informazioni molto rilevanti e riguardano i cosiddetti “orologi biologici”. Ad esempio, gli scienziati possono ora misurare migliaia di proteine da una singola fiala di sangue per generare i cosiddetti orologi proteomici d’organo. Questi orologi, recentemente scoperti, possono stimare il ritmo dell’invecchiamento di cervello, cuore, fegato, reni e sistema immunitario. Altri orologi molecolari possono calcolare l’età biologica di una persona rispetto alla sua età cronologica. Quello studiato più rigorosamente è il cosiddetto orologio epigenetico. Ovvero, come i fattori ambientali influenzano l’espressione genica, attivando o disattivando eventuali predisposizioni. Perché noi possiamo reagire ai rischi congeniti attraverso la nutrizione, gli stili di vita, l’integrazione di ossigeno e decine di altre azioni preventive e personalizzate.
Facciamo l’esempio di una predisposizione al morbo di Alzheimer
Mettiamo che una persona scopra un rischio congenito relativo alla possibilità di sviluppare l’Alzheimer. Questa persona potrà sottoporsi a valutazioni regolari e a imaging cerebrale.
Oggi esiste un esame del sangue per individuare una proteina che quantifica l’accumulo di placca nel cervello associato alla malattia. Presto un medico potrebbe anche utilizzare un orologio proteomico per valutare se il suo cervello sembra invecchiare più velocemente rispetto al resto del corpo o analizzare una foto della sua retina, uno strumento emergente che, combinato con l’intelligenza artificiale, può aiutare a stimare la probabilità di sviluppare l’Alzheimer nei prossimi cinque-sette anni. Esistono test simili che possono essere eseguiti per valutare il rischio di cancro e malattie cardiache.
La sorveglianza attiva però, può accompagnarsi a cambiamenti radicali nello stile di vita ed è qui che l’epigenetica ci consente di rispondere si, alla domanda “possiamo prevenire”. Ad esempio, l’asse intestino cervello ci consente di affermare che stati di infiammazione a livello enterico possano trasformarsi in un futuro in infiammazione neurologica. Evitare cibi ultra processati, effettuare attività fisica e procedere a un test dei marcatori epigenetici è un’ottima via per mantenersi sul binario della riprogrammazione epigenetica.
Cancro, Alzheimer, malattie cardiovascolari: come fare a prevenirle davvero?
Se è vero –e ce lo conferma la scienza da oltre 25 anni- che il 98% dell’espressione dei nostri geni è determinata da fattori ambientali, significa che una mappatura genica può aiutarci fino a un certo punto. Si, possiamo individuare la predisposizione, ma come fare a tenerla silente? Questo è il grande apporto dell’epigenetica, che ci consente una medicina personalizzata e predittiva, tarata sulla persona.
Quanto sarebbe prezioso poter avere dati sullo squilibrio del sistema intestinale, o del sistema immunitario, sugli acidi grassi essenziali che ci rivelano uno stato infiammatorio, sulla presenza di eventuali riattivazioni post virali? Teniamo conto che la malattia è multifattoriale e incuba per tanto, tanto tempo prima di manifestarsi con sintomi evidenti.
Oggi, la tecnologia biofisica unita all’AI ci consentono di tracciare uno screening di ogni parte del nostro organismo con funzione predittiva e preventiva, invertendo il processo che porta verso la malattia.
Il test dei marcatori epigenetici SDrive e la possibilità attiva di prevenire cancro e Alzheimer
Se un medico potesse leggere il vostro organismo in 15 minuti, consentendovi di riequlibrare fattori pericolosi per la vostra salute, pensereste sia utile? Ebbene, è una possibilità reale. Avviene già in tutti i centri italiani SDrive: dal bulbo di 3 o 4 capelli, i biomarcatori più potenti che abbiamo, un medico oggi può leggere ogni elemento del sistema corpo: vitamine, amminoacidi, minerali, antiossidanti, sintesi proteica, metabolismo degli zuccheri, idratazione cellulare, sistema immunitario, cardiovascolare, endocrino, cerebrale, gastro intestinale, muscolo scheletrico. Il sistema SDrive rileva emozioni e sistema cerebrale, sonno, consentendo al medico di comprendere anche lo stato psichico emozionale del paziente. Possono essere visti batteri, virus, muffe, spore, funghi. Al pari, è possibile avere certezza della presenza di metalli pesanti, sostanze chimiche quindi tossine non metabolizzabili e procedere a un drenaggio e alla espulsione con opportuni metodi. Infine, è possibile capire se il sistema è invalidato da campi elettromagnetici, ipotesi non peregrina visto che sono ormai tanti gli studi a dimostrare il potenziale ossidativo dei CEM sulle cellule dell’organismo.
Per fare tutto questo servono professionisti di medicina integrata, capaci di agire a più livelli –non solo farmacologico.
Il nuovo paradigma della medicina predittiva e personalizzata
Abbiamo di fronte un nuovo paradigma, come evidenzia anche il dottor Topol, autorevole cardiologo e autore del libro Super Agers: An Evidence-Based Approach to Longevity”.
Il sogno di invertire il processo di invecchiamento ha affascinato l’umanità per secoli, e oggi la scienza è più vicina che mai al raggiungimento di questo obiettivo.
Raccogliere queste informazioni mediche e trasformarle in piani individuali per la prevenzione delle malattie croniche è diverso dall’approccio odierno. I protocolli di screening del cancro, ad esempio, si basano in gran parte sull’età della persona. È anche in questo caso che i modelli di intelligenza artificiale possono apportare i maggiori benefici alla medicina. Questi modelli stanno migliorando in accuratezza e ragionamento e un giorno potrebbero incorporare dati provenienti dal nostro microbioma intestinale o dal sistema immunitario per rendere le previsioni delle malattie ancora più precise.
Fare un’iniezione di sangue giovane o assumere l’ultimo integratore anti-età di tendenza potrebbe sembrare una scorciatoia per una vita più lunga. Ma prolungare gli anni di vita senza il peso delle principali malattie legate all’età dovrebbe essere una priorità nazionale.
