
BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA
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Stable isotopes in hair reveal dietary protein sources with link to socioeconomic status and health
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Bibliografia seconda parte
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Cortisol levels in scalp hair of patiens with structural heart disease
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The role of epigenetic modifications in sensory hair cell development, survival, and regulation
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Utility of Scalp Hair Follicles as a Novel Source of Biomarker Genes for Psychiatric Illnesses
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A systematic review of studies utilizing hair glucocorticoids as a measure of stress suggests the marker is more appropriate for quantifying short-term stressors
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The Root of the Problem: Hair Follicle Testing Reveals Environmental Factors Affecting Health
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Biomarker for schizophrenia can be detected in human hair
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Human hair follicle transcriptome profiling: a minimally invasive tool to address molecular adaptations upon low-volume, high intensity interval training
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Longitudinal analysis of biomarker data from a personalized nutrition platform in healthy subjects
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L’analisi dei campioni di capelli è ritenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una delle matrici biologiche più importanti per stimare il grado di esposizione umana ad alcuni elementi tossici
In tossicologia, i capelli sono utilizzati dagli anni 50 con risultati straordinari.
Essi sono infatti una via di escrezione delle sostanze chimiche non metabolizzabili e, considerata la quantità delle molecole tossiche presenti nel nostro ambiente, questo è un elemento rilevantissimo. L’analisi del capello può avere applicazioni utili nelle indagini per la stima dei livelli di elementi in traccia assunti con l’alimentazione, nello screening dopo l’uso di droghe, così come nella valutazione dell’esposizione professionale e di quella ambientale a inquinanti in acqua, aria e suolo.
Quando esaminiamo un carico tossico utilizzando sangue e urine, ci scontriamo con la fluttuazione delle misure in seguito a mutamento delle condizioni fisiologiche o ambientali. Nei capelli questo non accade. I metalli tossici tendono ad accumularsi e bio concentrarsi proprio per la struttura proteica del capello e per i legami molecolari che si creano.
Tra una quarantina di studi che hanno messo a confronto il carico corporeo da sostanze tossiche in bambini autistici con quello in gruppi di controllo, circa la metà ha misurato la concentrazione dei metalli nei capelli.
Affrontare il problema…alla radice
I capelli, presi alla radice, non sono preziosi solo per individuare il carico di metalli tossici. Diventano una sentinella epigenetica e ci rivelano come l’ambiente sta influendo sul nostro organismo.

Ogni bulbo pilifero possiede un proprio ciclo vitale: una prima fase di crescita detta anagenica (l’unico stadio in cui avverrebbe l’incorporazione delle droghe) della durata variabile da 2 a 7 anni. Lo stadio intermedio è detto catagenico e dura 2 settimane circa; infine, c’è uno stadio di riposo detto telogenico, di 3-4 mesi.
Pertanto nella parte prossimale del capello, quella cioè vicina alla cute, è possibile rilevare una esposizione temporalmente vicina all’assunzione. Invece, spostandosi nella parte distale, verso la punta, si rileva un’esposizione più lontana nel tempo. E partendo dal presupposto che i capelli crescono di un centimetro al mese, una ciocca di 12 cm può rivelare il consumo di una sostanza nell’arco di un anno.
Abbiamo sempre usato il capello per avere informazioni precise in merito a storia e tipologia di consumo di una sostanza in ognuno dei mesi corrispondenti al segmento analizzato: anfetamine, benzodiazepine, cannabinoidi, cocaina, oppiacei e tante altre sostanze.
Capelli: sentinella epigenetica proprio perché biomarcatori straordinari
Perché definiamo i capelli la sentinella epigenetica? Perché ormai è conclamato che solo una piccolissima porzione di DNA codifica in maniera rigida. Circa il 98% dell’espressione genica è determinata dall’impatto ambientale. Questo è il grande regalo che ci ha fatto la scienza epigenetica: sta ribaltando il paradigma della biologia.

Il DNA è un hardware che viene stimolato di volta in volta dal software ambientale.
È accertato che i capelli conservano al proprio interno una frazione infinitesima, ma ben determinabile, delle sostanze che sono circolate nel nostro organismo, purché esse non siano particolarmente volatili, né di grandi dimensioni. La grande maggioranza dei farmaci, degli inquinanti, delle so stanze ormonali e dei prodotti comuni di metabolizzazione degli alimenti rientrano nella categoria delle sostanze che vengono incorporate nei capelli, in piccola misura. In altre parole, i capelli “conservano la memoria” delle sostanze che sono state presenti in circolo nel corpo, a seguito di assunzione per qualunque via o di metabolizzazione.
Molto spesso l’utilizzo dei capelli per rilevare il danno ambientale è stato contestato per la non ripetibilità dell’analisi: vi invitiamo a leggere l’articolo di approfondimento che abbiamo realizzato ad hoc. Esiste una parte biofisica dell’uomo che per sua natura non prevede ripetibilità: basta un forte impatto emozionale per cambiare l’assetto di una fisiologia. I marcatori epigenetici –micro RNA, metilazione, compattamento della cromatina, sono per loro natura soggetti a fattori non conciliabili con il concetto statistico di ripetibilità. Qui, si entra in un nuovo paradigma.
I capelli: sentinella epigenetica e alleati preziosi della clinica
Ogni elettrone è come un’onda del mare, non può separarsi da esso. La totalità di ciò che esiste è dinamico, olistico e cambia di continuo.
Queste parole sono del grande scienziato Federico Faggin. In sostanza, siamo in un universo che non è fatto solo di MATERIA ma di ENERGIA e questo vale per il macro come per il micro.
Per rispondere alla domanda se il concetto di ripetibilità , alla base di tutti i nostri protocolli- sia compatibile con la materia vivente dobbiamo chiamare in causa la fisica quantistica. E il funzionamento delle nostre cellule, che sono motori di energia.
Dobbiamo spiegare come le reazioni chimiche avvengono in un contesto biofisico, per risonanza. Questo è possibile solo grazie alla struttura elettromagnetica di base, che trasmette i segnali “radio”. Siamo un incastro di due strutture: una struttura chimica e una struttura elettromagnetica. Appurato che siamo atomi e molecole, che produciamo energia, che veniamo guidati dal magnetismo che sovraintende alle reazioni chimiche, diremo una seconda cosa fondamentale.
Sappiamo ormai da 25 anni che il DNA non è un destino: il 98% dell’espressione genica viene determinato da fattori ambientali. Di determinato c’è un 2%, il resto…dipende! Abbiamo, certo, rischi congeniti alla nascita, ma il 98% di essi è prevenibile e gestibile. Come mangiamo, come viviamo, come pensiamo, determina che tipo di proteine produrremo e che tipo di salute avremo. Poco o niente è determinato.
Un nuovo paradigma della prevenzione che parte dal bulbo dei capelli
Il capello racconta la nostra storia. È un rilevatore dello spettro delle frequenze del nostro organismo: ciò che mangiamo, ma anche i fattori bio chimici, gli inquinanti.
Ogni elemento che entra in contatto con noi ha una frequenza, con cui entriamo in risonanza. I capelli le registrano tutte! Per questo, diciamo che il capello è una sentinella epigenetica.
Tutti i sistemi biologici funzionano nel medesimo spettro di frequenze: il nostro cervello e l’interno sistema biologico sono all’unisono con le frequenze proprie della Terra, pari a 6-8Hz.Tutti gli esseri viventi sono quindi bio-elettrici. Le nostre cellule comunicano attraverso l’acqua in quello che può definirsi un immenso campo elettromagnetico.
La fisica, grazie al dispositivo S Drive, ci consente di leggere lo spettro di frequenze comunicato dai nostri capelli e fotografa lo stato esatto del nostro organismo nel momento in cui i tre o quattro bulbi vengono prelevati.
La bobina posta nel dispositivo S Drive, frutto dei progressi della bio fisica, capta tutti i dettagli delle frequenze organizzate in una curva, dove ogni punto corrisponde a un elemento ben preciso. Possiamo leggere ogni cosa: non solo l’incidenza degli alimenti-e avere quindi una tabella nutrizionale perfetta per 90 giorni- ma vitamine, minerali, aminoacidi, sostanze tossiche, metalli pesanti. e altre centinaia di fattori epigenetici. Si tratta di una gigantesca e perfetta “fotografia” in grado di dare un quadro di insieme e non di leggere le pagine a pezzi.
Bioenergetica e reti mitocondriali nel carcinoma polmonare: l’analisi
5 Giugno 2023 Pierangelo Lucchini
I mitocondri sono fondamentali per la gestione del metabolismo e della bioenergetica nelle cellule tumorali. Questi organuli intracellulari formano reti altamente organizzate nelle quali le loro strutture di membrana esterna e interna definiscono la loro capacità bioenergetica.. Un team di esperti ha condotto un’analisi strutturale e funzionale delle reti mitocondriali e dei fenotipi bioenergetici nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) utilizzando una piattaforma integrata costituita da tomografia a emissione di positroni (PET), respirometria e microscopia elettronica tridimensionale a scansione. I diversi fenotipi bioenergetici e le dipendenze metaboliche identificati nei tumori NSCLC si allineano con la diversa organizzazione strutturale delle reti mitocondriali presenti.
I ricercatori hanno scoperto che le reti mitocondriali sono organizzate in compartimenti distinti all’interno delle cellule tumorali e, in particolare, hanno rilevato che, nelle neoplasie con alti tassi di fosforilazione ossidativa (OXPHOSHI) e ossidazione degli acidi grassi, sono presenti reti mitocondriali nelle quali i mitocondri sono a contatto e circondano le gocce lipidiche. Al contrario, nei tumori con bassi tassi di OXPHOS (OXPHOSLO), è presente un elevato flusso di glucosio che regola la localizzazione perinucleare dei mitocondri, il rimodellamento strutturale delle cristae e la capacità respiratoria mitocondriale. Gli Autori concludono che i risultati ottenuti suggeriscono che nel NSCLC le reti mitocondriali sono compartimentate in sottopopolazioni distinte che regolano la capacità bioenergetica del tumore.
Nature. 2023 Mar doi: 10.1038/s41586-023-05793-3