Uno studio pubblicato su PLiS Medecine connette l’asma alla presenza di interferenti endocrini, in particolare gli PFAS. Sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, cosiddette “eterne”, nel senso che non si degradano mai e restano come tossine all’interno del corpo. La conclusione a cui è arrivato il gruppo coordinato da Annelise Blomberg, della Lund University, in Svezia, ha rilevato una associazione fra l’esposizione a PFAS e l’asma infantile.
Cosa sono gli PFAS?
Gli PFAS sono sostanze xenobiotiche, nemiche della vita. Essi sono interferenti endocrini, sostanze chimiche capaci di alterare il funzionamento del sistema ormonale, impattando su fertilità, sviluppo, metabolismo e tiroide. L’acronimo significa “perfluorinated alkylated substances”. Sostanze con legami forti fra fluoro e carbonio, difficilmente degradabili, in pratica inquinanti perenni. Sono interferenti endocrini, ergo interferiscono con l’attività ormonale come altre sostanze chimiche tossiche per il corpo umano. Ma non solo.
Essi stimolano un recettore chiamato PPAR-y, rendendo le cellule adipose perennemente attivate sulla modalità di accumulo e mai su quella di smaltimento.
Gli PFAS hanno la prerogativa di creare una sorta di obesità perenne.
Anche l’asma può essere un danno da interferenti endocrini, in particolare da PFAS
L’esposizione precoce a PFAS può avere un impatto sullo sviluppo polmonare e del sistema immunitario e aumentare il rischio di asma infantile.
Focus dell’indagine, bambini esposti a PFAS attraverso l’acqua potabile contaminata da schiuma filmogena acquosa (AFFF).
Obiettivo della ricerca era stimare le associazioni tra l’esposizione prenatale alle PFAS e l’incidenza di asma e respiro sibilante nell’infanzia, su bambini esposti a PFAS attraverso l’acqua potabile contaminata da schiuma filmogena acquosa (AFFF).
Il team ha preso in considerazione 11.488 bambini, seguiti dalla nascita fino all’età di 12 anni. Dall’indirizzo della madre, i ricercatori hanno valutato l’esposizione prenatale a PFAS attraverso l’acqua potabile. Durante il follow-up, al 18% dei bambini è stato diagnosticato il respiro sibilante e al 17% l’asma. Un’esposizione prenatale molto elevata ai PFAS è risultata associata all’incidenza di asma (HR: 1,44, IC 95% [1,08, 1,92]), mentre non sono state osservate associazioni per i gruppi con esposizione elevata o intermedia o per il respiro sibilante. Inoltre, l’incidenza cumulativa stimata di asma è stata del 16,1% nel gruppo poco esposto a PFAS e del 26,7% nel gruppo esposto a livelli molto elevati (p <0,001).
Gli PFAS producono alterazioni del microbiota intestinale, dell’appetito e del metabolismo basale mediato dalla tiroide. E non è tutto: sono state dimostrate azioni sui recettori dei glucocorticoidi e degli ormoni sessuali.
Come possiamo sapere se interferenti endocrini stanno squilibrando il nostro organismo?
PFAS, bisfenolo, pesticidi, sono tutti interferenti endocrini. Agiscono in modo silente nel nostro organismo e rappresentano tossine non metabolizzabili.
Come possiamo renderci conto della loro presenza? Come abbiamo visto, i disturbi e le patologie che creano sono tantissimi: danni tiroidei, mistificazioni ormonali, obesità, asma.
In realtà un sistema c’è: non invasivo, semplice, efficace dal punto di vista della risposta. Si chiama SDrive, è un test dei fattori epigenetici che dal bulbo di tre o quattro capelli legge l’intero organismo. SDrive rileva oltre 800 fattori ambientali, fra cui sostanze chimiche e metalli pesanti, Inoltre, questa tecnologia legge tutti i sistemi del corpo, incluso quello endocrino.
Come una immensa istantanea che nelle mani del medico capace di “unire i puntini” diventa un navigatore perfetto per prevenire: SDrive legge ciò che esiste “prima” del sintomo. Legge i fattori di squilibrio alla radice. Al pari, grazie a questo screening straordinario, che usa biofisica e intelligenza artificiale, il medico può avere un grande aiuto nell’identificare le cause primarie di una patologia. Spesso un mal di stomaco, un’asma, un reflusso, una neuroinfiammazione, vengono da lontano, da una serie di co-fattori che poco hanno a che fare con l’organo in cui lo squilibrio si manifesta.
Perché il capello? Perché è il biomarcatore più potente del nostro organismo, insieme al liquido seminale.
